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2019, auguri e usanze

Scritto da Alessandro on . Postato in Fattoria Di Poneta, News

Il passaggio dall’anno vecchio al nuovo ha sempre un valore catartico… ovviamente si spera che il futuro sia migliore del passato, e chi non ha un proprio rito o usanza scaramantica per “aiutare” il futuro a essere clemente con noi?! Tra i più popolari ci sono quelli legati al rosso, come mangiare il melograno, simbolo di fedeltà e fecondità, meglio se insieme al proprio amore, come segno propiziatorio e di prosperità. O ancora, molto in voga, indossare biancheria rossa (e nuova!) tra il 31 e il 1 gennaio, ma in pochi sanno che il primo giorno dell’anno va poi gettata via! Le nostre nonne dicono inoltre che porta buono incontrare, uscendo di casa la mattina del primo, una persona del sesso opposto (ovviamente i conviventi non contano!) Non mancano – naturalmente – le tradizioni culinarie, e questa volta usciamo dalle tradizioni propriamente toscane, perché si tratta di un’usanza diffusissima in ogni parte d’Italia: tutti, ma proprio tutti, sanno che mangiare lenticchie tra il 31 e il 1 gennaio “porta soldi”, data l’affinità tra la forma di questo prelibato legume e quella delle monete. Insieme al cotechino, carne saporita, sostanziosa e ricca, è “il” piatto di buon auspicio per un nuovo anno prospero e fecondo. E quindi, anche se non ci credete (ma magari meglio farlo, piuttosto che non farlo, come ultimo scrupolo anche per i meno scaramantici), perché non completare il vostro pranzo del primo dell’anno con un bel cucchiaio di lenticchie aromatiche. Auguri dunque di “buone lenticchie” a tutti gli amici delle Osterie di Poneta

Il Ceppo di Natale

Scritto da Alessandro on . Postato in Fattoria Di Poneta, News

In Toscana il legame con il passato è molto forte: a Natale l’atmosfera del Chianti si accende di tradizioni e ricorrenze, un passato che si mischia con le usanze più recenti delle città. Infatti anche Firenze è già scintillante di luci e addobbi, piena di musica (da non perdere il Concerto di Natale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) e di profumo di caldarroste. Tuttavia, anche se alcune tradizioni sono cadute in disuso, se ne mantiene la memoria. Una tradizione natalizia tipicamente fiorentina è quella del “Ceppo di Natale”. Purtroppo al giorno d’oggi in pochi hanno un camino in casa, e questo antico rito è quasi del tutto perduto, almeno nelle città. Il Ceppo di Natale è un pezzo della base di un albero di quercia o ulivo, vicino alle radici, che veniva cercato dal capofamiglia, portato in casa la Vigilia di Natale e acceso nel camino nella notte. Il ceppo doveva ardere fino a Santo Stefano e talvolta fino all’Epifania. Il Ceppo di Natale simboleggiava il collegamento fra terra e aria, e rappresentava inoltre la riunione familiare; nella tradizione cristiana il ceppo doveva servire simbolicamente a riscaldare il Bambin Gesù, o servire alla Madonna per asciugare i pannolini del nuovo nato (specialmente nella tradizione del Casentino e della provincia di Pisa); il fuoco rappresenterebbe anche l’opera di redenzione di Cristo, sacrificatosi per l’Umanità. Le ceneri del Ceppo venivano inoltre conservate e, con un rito misto tra sacro e profano, utilizzate per proteggere i campi dal mal tempo o dagli insetti.     Col tempo le famiglie iniziarono a posizionare vicino al ceppo i regali per i bimbi. L’usanza voleva che i bambini venissero bendati e recitassero una preghiera davanti al fuoco, cosicché si “animasse” e lasciasse loro i doni. Il Ceppo di Natale a Firenze si è poi trasformato nel tempo in una struttura piramidale fatta di assi, che potesse ospitare anche dei doni per i più picccoli. Il Ceppo ha dato inoltre luogo all’usanza di portare sulla tavola delle feste un dolce a forma di tronchetto, spesso fatto con pan di spagna arrotolato e crema al cioccolato.
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