Da Chicago… all’Osteria di Poneta

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Migliaia di visitatori da tutto il mondo hanno fatto tappa alla 95° edizione di Pitti Immagine Uomo. Tra di loro, accompagnati dall’amico Marcello Zeppi, c’erano Rino Burdi, proprietario della Burdi Clothing di Chicago, insieme ai suoi collaboratori Sai Sivanesan e Benjamin Beiler. Siamo sicuri che oltre all’esperienza di lavoro, l’azienda americana dalle radici italiane tornerà a casa con il ricordo di una piacevole serata in compagnia del buon cibo e degli amici dell’Osteria di Poneta.

– Come sta andando il vostro soggiorno in Italia?

Possiamo dire che si sta rivelando una magnifica esperienza. Sicuramente torneremo molto presto anche per l’ottimo cibo che abbiamo mangiato in questi giorni trascorsi nel vostro paese.

– Conoscevate già qualche ricetta italiana?

Pensavamo di conoscere la cucina italiana, ma solo dopo questa esperienza, possiamo dire di conoscerla veramente! È un mondo dove le scoperte non finiscono mai: per esempio, stasera abbiamo scoperto l’Osteria di Poneta. Ci ha accompagnato il nostro amico Marcello Zeppi e già la adoriamo. È stata una cena meravigliosa!

– Avete trovato spunti interessanti per la vostra azienda qui a Firenze?

Certo! Nel nostro lavoro scopriamo sempre qualcosa d’interessante. Seguiamo personalmente la realizzazione dei nostri prodotti, quindi siamo spesso a stretto contatto con artigiani che, con la loro esperienza, creano sempre qualcosa di nuovo e di unico.

All’Osteria di Poneta… ci ritorno!

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In occasione di Pitti Immagine Uomo, all’Osteria di Poneta non mancano clienti affezionati come Gianpiero Banfi, Direttore Commerciale dell’azienda di abbigliamento Saint Andrews di Milano. Un vero cultore dello stare a tavola per condividere momenti di piacere, ma anche di lavoro.

– Signor Banfi, ci hanno detto che lei è un cliente abituale dell’Osteria di Poneta…

-GB: Sono molto felice di essere in questo bellissimo ristorante. Qui ho incontrato degli amici e mi sono trovato molto bene al punto che sono venuto a cena sia ieri sera che questa sera. Addirittura una signora mi ha detto “ancora qui lei?”, e io le ho risposto: “certo volentieri!”.

 

– Quale piatto preferisce tra quelli proposti dall’Osteria di Poneta?

-GB: Non ho una preferenza: in realtà per me il cibo è simpatia e facendo il direttore commerciale, amo stare a tavola con amici e clienti. Per me la tavola è un luogo di lavoro pratico e molto semplice per fare business. Inoltre sono una persona gioviale e predisposta al cibo, alla forchetta e all’intrattenimento.

 

– Venire in toscana cosa significa per lei ?

-GB: Io sono di Milano ma Pitti è una manifestazione che fa parte della mia cultura. Frequento Pitti da almeno 40 anni, e venire in Toscana è sempre una grande soddisfazione, per noi italiani ma soprattutto per gli stranieri, che si complimentano per l’ospitalità e per l’ottima cucina fiorentina!

Osterie di Poneta, stile e gusto

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In occasione di Pitti Immagine Uomo, Osterie di Poneta dà il benvenuto ai tantissimi visitatori in città, con gustose proposte per una cena all’insegna della tradizione toscana. Un’occasione che porterà a Firenze visitatori da tutto il mondo, che potranno toccare con mano la raffinatezza, il gusto e l’innovazione nel settore della moda maschile. Ma se nell’abbigliamento i gusti sono in continua evoluzione, nel mondo della tavola, specialmente a Firenze, alcune eccellenze rimangono ancorate su antiche tradizioni storiche: una su tutte è la Bistecca alla Fiorentina! Alle Osterie di Poneta potrete trovare la Bistecca di scottona alla griglia: carne di elevata qualità, rinomata per la sua tenerezza e il suo sapore. Accompagnata da un buon rosso chiantigiano, magari dalla selezione dei nostri Top 50, questo piatto è l’epilogo perfetto di una giornata trascorsa tra eleganza, stile e alta moda. Sembra che questo tipo di carne fosse offerto dai Medici agli ospiti in visita a Firenze, quindi quale miglior periodo se non quello in cui tanti ospiti da tutto il mondo vengono a far visita nella nostra città, per rinnovare la tradizione della bistecca?

Arriva l’Epifania… consoliamoci con la Befana!

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Quello che nel resto del mondo si chiama Epifania (dal greco antico “manifestarsi”, ovvero la presentazione di Gesù Bambino), in Toscana è divenuto con il tempo la Befana, e ha preso le sembianze – immaginarie, ma chissà – della vecchietta che porta le calze ai bambini, a cavallo della scopa. Riceverete una calza piena di dolci o di carbone, quest’anno? Comunque sia, vi aspettiamo per celebrare insieme la fine di queste feste invernali, consolandosi magari con un buon Chianti dalla nostra carta dei Top 50 dell’Osteria di Poneta. Dopo pranzo non mancate la Cavalcata dei Magi, rievocazione storica in costume che porterà i figuranti da Palazzo Pitti (ore 14.00) a Piazza Duomo al cospetto del presepe vivente. La Cavalcata dei Magi trae origine da una tradizione già esistente nel XV secolo, quando a Firenze una compagnia di laici intitolata ai Santi Re Magi, che seguivano determinate regole di carattere religioso, organizzava una festosa rappresentazione detta Festa de Magi che, con periodicità inizialmente triennale e dal 1447 ogni cinque anni, sfilava per le vie di Firenze con la cosiddetta Cavalcata dei Magi. La Cavalcata era composta da tre diversi cortei che si riunivano davanti al Battistero e proseguivano uniti fino alla Basilica di San Marco, dove con canti e preghiere adoravano Gesù Bambino. La manifestazione moderna, giunta alla XXIII edizione, è nata nell’ambito dei festeggiamenti per i 700 anni dalla posa della prima pietra della Cattedrale e della fondazione dell’Opera, quando si decise di riprendere questa antica e gloriosa tradizione fiorentina. Dopo la partenza da Piazza Pitti, alle ore 14.00, il corteo si snoderà lungo le strade del centro di Firenze fino ad arrivare in Piazza Duomo, alle ore 15.30. Qui, dopo il saluto dei figuranti e lo scoppio della colubrina, i Re Magi deporranno i loro doni ai piedi del Presepe vivente. Per maggiori informazioni visita il sito: https://operaduomo.firenze.it/eventi/r/1-la-cavalcata-dei-magi

2019, auguri e usanze

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Il passaggio dall’anno vecchio al nuovo ha sempre un valore catartico… ovviamente si spera che il futuro sia migliore del passato, e chi non ha un proprio rito o usanza scaramantica per “aiutare” il futuro a essere clemente con noi?! Tra i più popolari ci sono quelli legati al rosso, come mangiare il melograno, simbolo di fedeltà e fecondità, meglio se insieme al proprio amore, come segno propiziatorio e di prosperità. O ancora, molto in voga, indossare biancheria rossa (e nuova!) tra il 31 e il 1 gennaio, ma in pochi sanno che il primo giorno dell’anno va poi gettata via! Le nostre nonne dicono inoltre che porta buono incontrare, uscendo di casa la mattina del primo, una persona del sesso opposto (ovviamente i conviventi non contano!) Non mancano – naturalmente – le tradizioni culinarie, e questa volta usciamo dalle tradizioni propriamente toscane, perché si tratta di un’usanza diffusissima in ogni parte d’Italia: tutti, ma proprio tutti, sanno che mangiare lenticchie tra il 31 e il 1 gennaio “porta soldi”, data l’affinità tra la forma di questo prelibato legume e quella delle monete. Insieme al cotechino, carne saporita, sostanziosa e ricca, è “il” piatto di buon auspicio per un nuovo anno prospero e fecondo. E quindi, anche se non ci credete (ma magari meglio farlo, piuttosto che non farlo, come ultimo scrupolo anche per i meno scaramantici), perché non completare il vostro pranzo del primo dell’anno con un bel cucchiaio di lenticchie aromatiche. Auguri dunque di “buone lenticchie” a tutti gli amici delle Osterie di Poneta

Il Ceppo di Natale

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In Toscana il legame con il passato è molto forte: a Natale l’atmosfera del Chianti si accende di tradizioni e ricorrenze, un passato che si mischia con le usanze più recenti delle città. Infatti anche Firenze è già scintillante di luci e addobbi, piena di musica (da non perdere il Concerto di Natale del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino) e di profumo di caldarroste. Tuttavia, anche se alcune tradizioni sono cadute in disuso, se ne mantiene la memoria. Una tradizione natalizia tipicamente fiorentina è quella del “Ceppo di Natale”. Purtroppo al giorno d’oggi in pochi hanno un camino in casa, e questo antico rito è quasi del tutto perduto, almeno nelle città. Il Ceppo di Natale è un pezzo della base di un albero di quercia o ulivo, vicino alle radici, che veniva cercato dal capofamiglia, portato in casa la Vigilia di Natale e acceso nel camino nella notte. Il ceppo doveva ardere fino a Santo Stefano e talvolta fino all’Epifania. Il Ceppo di Natale simboleggiava il collegamento fra terra e aria, e rappresentava inoltre la riunione familiare; nella tradizione cristiana il ceppo doveva servire simbolicamente a riscaldare il Bambin Gesù, o servire alla Madonna per asciugare i pannolini del nuovo nato (specialmente nella tradizione del Casentino e della provincia di Pisa); il fuoco rappresenterebbe anche l’opera di redenzione di Cristo, sacrificatosi per l’Umanità. Le ceneri del Ceppo venivano inoltre conservate e, con un rito misto tra sacro e profano, utilizzate per proteggere i campi dal mal tempo o dagli insetti.     Col tempo le famiglie iniziarono a posizionare vicino al ceppo i regali per i bimbi. L’usanza voleva che i bambini venissero bendati e recitassero una preghiera davanti al fuoco, cosicché si “animasse” e lasciasse loro i doni. Il Ceppo di Natale a Firenze si è poi trasformato nel tempo in una struttura piramidale fatta di assi, che potesse ospitare anche dei doni per i più picccoli. Il Ceppo ha dato inoltre luogo all’usanza di portare sulla tavola delle feste un dolce a forma di tronchetto, spesso fatto con pan di spagna arrotolato e crema al cioccolato.

Di Poneta incontra il Calcio Storico fiorentino

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Di Poneta incontra il Calcio Storico fiorentino

I racconti della tradizione

Dal 1530 a Firenze, c’è un gioco antico, un gioco senza regole, dove i compagni sono fratelli di sangue e gli avversari nemici giurati. Hanno un solo grande desiderio: vincere la paura, scoprire sé stessi, fra pugni, carezze e fuochi d’artificio…

Quattro squadre, quattro colori, si sfidano e cercano la vittoria, non per sé stessi: giocano per le proprie donne, vincono per il proprio quartiere, per Firenze o Fiorenza come 500 anni fa.

Nel corso del 2017 il Parlamento ha riconosciuto l’alto valore identitario di questo gioco popolare.

Alla partita del 1530 il premio in palio fu un vitello di chianina, molto ambito durante un assedio che stava affamando la città. Oggi un vitello viene simbolicamente fatto sfilare in piazza insieme al corteo, e l’unico premio per i vincitori consiste in una cena, a base di bistecca alla fiorentina della Osteria di Poneta, naturalmente.

Un brindisi per celebrare Firenze e le sue tradizioni

All’Osteria del Grano in via Baracca si celebra dunque un sodalizio importante, tra il Calcio Storico Fiorentino e le tradizioni enogastronomiche fiorentine e chiantigiane.

All’incontro conviviale hanno partecipato tra gli altri Maurizio Landini, titolare della Osteria del Grano, Il Presidente del calcio storico fiorentino, Michele Pierguidi, il Presidente dei Verdi Roberto Torrini, Il capitano dei Verdi Gianni Bertoli J.

Immagini della serata

Intervista completa a Giancarlo Giannini

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Giancarlo Giannini all’Osteria di Poneta

I piaceri della cucina

Il grande ritorno in tv di Giancarlo Giannini in Romanzo Famigliare. Il Maestro Giancarlo Giannini racconta i piaceri della cucina italiana all’Osteria di Poneta. Piaceri veri che non tradiscono…Mai!

Noi (Italiani) mangiamo sempre due volte al giorno. Anzi, tre… c’è anche la colazione. Se non mangiassi, moriresti. Quindi, con il cibo abbiamo un buon rapporto. Possibilmente si cerca di mangiare bene.

Ho un buon rapporto con il cibo, perché avevo una nonna, che sapeva far da mangiare molto bene. Sono ligure, di origine toscana. Mia nonna stava in cucina dalla mattina alla sera. E faceva da mangiare per tutti noi. Cinque figlie, vari mariti, figli delle figlie… e si mangiava molto bene … mi è rimasto questo rapporto…Ovviamente se mi chiedi, quale piatto io preferisco… essendo ligure ti rispondo che è la pasta al pesto, un nettare divino!

Però bisogna farlo bene, perché se lo fai male e sbagli gli ingredienti, non è buono. La pasta al pesto è un piatto povero. E come molti piatti poveri è quasi sempre un piatto ligure.

Giancarlo Giannini in una scena di Romanzo Famigliare

Il pesto è fatto con delle erbette, un po’di basilico, un po’ d’aglio, una patata, qualche fagiolino se vuoi. Gli spaghetti. Sìii… ci vuole anche il pinolo, pure la noce serve, ma non è obbligatoria…Sono stato definito in America ͞The King of Pesto. Mi hanno chiesto spiegaci come si fa, ho detto, che non posso, perché la trasmissione dura mezzora, io ci metterei 40 minuti per dire come si fa la pasta al pesto. E quindi ho dovuto sintetizzare.

Un libro, che ho scritto, riguarda la mia vita d’attore, inizia con 25 pagine in cui io spiego, come si fa la pasta al pesto. 25 pagine… avrei potuto parlare di come si recita. No! Comincia così! Perché? Perché una cosa fatta bene ha un buon sapore ed è un piacere che non ti tradisce.

I piaceri possono essere anche altri, come con le donne, ma lì, forse, qualche tradimento c’è.

Foto Ricordo

Cartoline per il Meyer

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Postcard Meyer

Iniziative Fattoria Di Poneta

La Fattoria Di Poneta lancia una simpatica iniziativa baby-friendly per intrattenere i bambini a tavola, divertendoli. E in più sostiene il Meyer!

Una tavoletta, matite colorate e una cartolina da disegnare e colorare a proprio piacimento saranno gli ingredienti messi a disposizione per i mini clienti dell’Osteria per creare la loro originale ricetta di disegno!

Lo scopo? Liberare la creatività dei bambini e soprattutto trasmettere attraverso questa piccola e originale iniziativa l’impegno delle Osterie a favore dell’ospedale fiorentino Meyer, eccellenza della pediatria nazionale.Le cartoline dei piccoli artisti verranno raccolte durante tutto l’anno e una giuria interna premierà quella più originale, che accompagnerà la donazione a favore del Meyer per aiutare la ricerca pediatrica.

Alle Osterie Di Poneta e Del Grano, dunque, non solo si mangia bene, ma si divertono i bambini, si rilassano i genitori e si sostiene una buona causa!

Le cartoline

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