Castello di Verrazzano

Scritto da Il Fattore on . Postato in Carta dei vini, Gite nel Chianti, Video

Castello di Verrazzano

Gite nel Chianti

Tra Firenze e Siena, nel territorio di Greve in Chianti, sorge il Castello di Verrazzano che fin dal 1150 produce olio e vino.

Nel VII secolo il Castello divenne proprietà della famiglia Verrazzano e qui nel 1485 nacque il navigatore Giovanni da Verrazzano, scopritore della baia dell’odierna New York e della maggior parte della costa Est degli attuali Stati Uniti. A New York si trova il famoso ponte (The Verrazano) sospeso tra Brooklyn e Staten Island a lui intitolato nel 1964.

Nei secoli si sono succeduti vari proprietari tra cui alcuni di fondamentale importanza nella vita e sviluppo della città di Firenze come i Marchesi Ridolfi succeduti ai Verrazzano. Dopo un periodo di decadenza post guerra mondiale alla fine degli anni ’50 fu acquistato dal Cavalier Cappellini che ancora oggi è la famiglia proprietaria.

Grazie alla posizione del Castello al centro della proprietà, l’uva raggiunge le cantine nel giro di pochi minuti, dopo i vari passaggi il vino passa nelle antiche cantine del Castello, risalenti al XVI secolo dove l’invecchiamento avviene in botti di 30 hl. per il Chianti Classico e Riserva, e barriques per il Chianti Classico Gran Selezione e per il Supertuscan.

La tenuta di 230 ettari, rimasta inalterata all’interno dei suoi confini da oltre 1000 anni, possiede 52 ettari di vigneto a un’altitudine tra i 260 e i 420 metri s.l.m., in un terreno sassoso e ricco di calcare. Le vigne sono suddivise in singoli vigneti ubicati sul terreno più vocato e con le migliori caratteristiche microclimatiche. I vitigni utilizzati sono: il Sangiovese,  il Merlot, il Canaiolo, il Cabernet Sauvignon e il Colorino e, in piccola percentuale, il Trebbiano Toscano, il Traminer e la Malvasia lunga del Chianti.

La fertilizzazione completamente organica e le tecniche agronomiche adottate, compresa la pratica dell’inerbimento, mirano ad un rigoroso rispetto dell’ambiente e del suo equilibrio.

La vendemmia viene eseguita esclusivamente a mano attraverso un’accurata selezione delle uve.



Altre gite

Leggenda del Gallo Nero

Scritto da Il Fattore on . Postato in Carta dei vini, Fattoria Di Poneta, Osterie Di Poneta

La leggenda del gallo nero

Una sfida tra Firenze e Siena

L’origine di questo simbolo deriva da un’antica leggenda. Si narra che al tempo delle lotte medievali Firenze e Siena, da sempre in guerra per il possesso di questo preziosissimo angolo di Toscana ed entrambe stanche di battaglie sanguinose, decidessero di regolare la questione con un singolare arbitrato.

Le due città decisero infatti di affidare la definizione del confine ad una prova tra due cavalieri, uno con i colori di Firenze ed uno con i colori di Siena. Il confine fiorentino-senese sarebbe stato fissato nel punto dove i due cavalieri si fossero incontrati partendo all’alba dalle rispettive città, al canto del gallo. I senesi scelsero un gallo bianco e lo rimpinzarono di cibo, convinti che all’alba questo avrebbe cantato più forte, mentre i fiorentini scelsero un gallo nero che lasciarono a stecchetto. Il giorno della prova, il gallo nero fiorentino, morso dalla fame, cominciò a cantare prima ancora che il sole fosse sorto, mentre quello bianco, senese, dormiva ancora beato perché ancora sazio.

Il cavaliere fiorentino, al segnale convenuto, si mise subito al galoppo, mentre il collega senese dovette aspettare ancora molto prima che l’altro volatile si decidesse a cantare: il risultato della pacifica tenzone fu che i due cavalieri si incontrarono a soli 12 km dalle mura di Siena e così la Repubblica Fiorentina poté annettersi tutto il Chianti.

Bettino Ricasoli

Scritto da Il Fattore on . Postato in Carta dei vini, Fattoria Di Poneta, Osterie Di Poneta

Bettino Ricasoli

Il Barone del Chianti

Fu il barone Bettino Ricasoli (1809 – 1880), illustre politico ma anche ricercatore ed imprenditore vitivinicolo, il fautore del vino oggi più famoso nel mondo: il Chianti.

Bettino Ricasoli, detto il “barone di ferro”, appena ventenne, cominciò le sue ricerche a Brolio, con l’obiettivo di produrre nel Chianti un vino di alta qualità, capace di competere a livello internazionale con i grandi vini francesi, all’epoca protagonisti indiscussi. Ricasoli compì questa missione con la consapevolezza delle potenzialità del terroir di Brolio, unita alla fiducia nei progressi tecnologici e nella scienza applicata ai processi di vinificazione.Il suo impegno per lo sviluppo economico del Chianti si intreccia con la sua storia di uomo politico protagonista del Risorgimento e Primo Ministro nell’Italia unita del dopo Cavour.

Nel 1872 nasce dunque il Chianti: dopo più di trenta anni di sperimentazione, il barone Bettino Ricasoli ne fissa la formula in una famosa lettera indirizzata al Prof. Cesare Studiati dell’Università di Pisa: “… Mi confermai nei risultati ottenuti già nelle prime esperienze, cioè che il vino riceve dal Sangioveto la dose principale del suo profumo (a cui io miro particolarmente) e una certa vigoria di sensazione; dal Canajuolo l’amabilità che tempera la durezza del primo, senza togliergli nulla del suo profumo per esserne pur esso dotato; la Malvagia, della quale si potrebbe fare a meno nei vini destinati all’invecchiamento, tende a diluire il prodotto delle due prime uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e più prontamente adoperabile all’uso della tavola quotidiana… “

Nella sua formula usava tre vitigni: per sette decimi Sangiovese e per due Canaiolo, entrambi a bacca rossa, con Malvasia del Chianti – cui s’aggiungerà in seguito il Trebbiano toscano, anch’esso a bacca bianca – per il restante.
Ricasoli, dettando le norme della vinificazione, vuole i raspi separati dalle vinacce, chiusi i tini per la fermentazione, rapida la svinatura, semplice torchiatura dell vinacce infine, lungo riposo in botti.
Il terrorir, inteso come interazione tra uomo e terra, contribuirà alla rivoluzione enologica di cui il Chianti è stato protagonista, diventando uno dei pochi vini apprezzati nel mondo già dalla fine dell’ottocento.
In anni più recenti il disciplinare è stato modificato, eliminando i vitigni a bacca bianca, come già ipotizzava Ricasoli, e lasciando protagonista il Sangiovese, con una quota massima consentita fino al 20% di altre uve a bacca rossa.

Copyright© 2017 DI PONETA - Osterie di Toscana s.r.l. - P. Iva 06454340487