Bettino Ricasoli

Scritto da Il Fattore on . Postato in Fattoria Di Poneta, Osterie Di Poneta

Bettino Ricasoli

Il Barone del Chianti

Fu il barone Bettino Ricasoli (1809 – 1880), illustre politico ma anche ricercatore ed imprenditore vitivinicolo, il fautore del vino oggi più famoso nel mondo: il Chianti.

Bettino Ricasoli, detto il “barone di ferro”, appena ventenne, cominciò le sue ricerche a Brolio, con l’obiettivo di produrre nel Chianti un vino di alta qualità, capace di competere a livello internazionale con i grandi vini francesi, all’epoca protagonisti indiscussi. Ricasoli compì questa missione con la consapevolezza delle potenzialità del terroir di Brolio, unita alla fiducia nei progressi tecnologici e nella scienza applicata ai processi di vinificazione.Il suo impegno per lo sviluppo economico del Chianti si intreccia con la sua storia di uomo politico protagonista del Risorgimento e Primo Ministro nell’Italia unita del dopo Cavour.

Nel 1872 nasce dunque il Chianti: dopo più di trenta anni di sperimentazione, il barone Bettino Ricasoli ne fissa la formula in una famosa lettera indirizzata al Prof. Cesare Studiati dell’Università di Pisa: “… Mi confermai nei risultati ottenuti già nelle prime esperienze, cioè che il vino riceve dal Sangioveto la dose principale del suo profumo (a cui io miro particolarmente) e una certa vigoria di sensazione; dal Canajuolo l’amabilità che tempera la durezza del primo, senza togliergli nulla del suo profumo per esserne pur esso dotato; la Malvagia, della quale si potrebbe fare a meno nei vini destinati all’invecchiamento, tende a diluire il prodotto delle due prime uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e più prontamente adoperabile all’uso della tavola quotidiana… “

Nella sua formula usava tre vitigni: per sette decimi Sangiovese e per due Canaiolo, entrambi a bacca rossa, con Malvasia del Chianti – cui s’aggiungerà in seguito il Trebbiano toscano, anch’esso a bacca bianca – per il restante.
Ricasoli, dettando le norme della vinificazione, vuole i raspi separati dalle vinacce, chiusi i tini per la fermentazione, rapida la svinatura, semplice torchiatura dell vinacce infine, lungo riposo in botti.
Il terrorir, inteso come interazione tra uomo e terra, contribuirà alla rivoluzione enologica di cui il Chianti è stato protagonista, diventando uno dei pochi vini apprezzati nel mondo già dalla fine dell’ottocento.
In anni più recenti il disciplinare è stato modificato, eliminando i vitigni a bacca bianca, come già ipotizzava Ricasoli, e lasciando protagonista il Sangiovese, con una quota massima consentita fino al 20% di altre uve a bacca rossa.

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